Il lunedì e il venerdì dalle 17 alle 18 e dalle 18 alle 19, presso l’oratorio i ragazzi si riuniscono nei gruppi di catechismo con i loro catechisti e le loro catechiste. Ciò che questi ultimi fanno, da cristiani credibili, è un servizio alla Chiesa e nella Chiesa.  Insieme si percorre il cammino della Fede Cristiana fondato sulla Parola di Dio.

Per sottolineare l’importanza di questo percorso si possono riportare le parole di Papa Francesco.

«la catechesi è un pilastro per l’educazione della fede, ci vogliono buoni catechisti! Anche se a volte può essere difficile, si lavora tanto, ci si impegna e non si vedono i risultati voluti, educare nella fede è bello! Ma è forse la migliore eredità che noi possiamo dare: la fede! Educare nella fede perché cresca. Aiutare i bambini, i ragazzi, i giovani, gli adulti a conoscere e ad amare sempre di più il Signore è una delle avventure educative più belle, si costruisce la Chiesa! “Essere” catechisti! Non lavorare da catechisti, eh! Questo non serve! Io lavoro da catechista perché mi piace insegnare … Ma se tu non sei catechista, non serve! Non sarai fecondo! Non sarai feconda! Catechista è una vocazione: “essere catechista”, quella è la vocazione; non lavorare da catechista. Badate bene, non ho detto “fare” i catechisti, ma “esserlo”, perché coinvolge la vita. Si guida all’incontro con Gesù con le parole e con la vita, con la testimonianza. E quello che attrae è la testimonianza. Essere catechista significa dare testimonianza della fede; essere coerente nella propria vita. E questo non è facile. Non è facile! Noi aiutiamo, noi guidiamo all’incontro con Gesù con le parole e con la vita, con la testimonianza. Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario anche con le parole. Ma prima viene la testimonianza: che la gente veda nella nostra vita il Vangelo, possa leggere il Vangelo. Ed “essere” catechisti chiede amore, amore sempre più forte a Cristo, amore al suo popolo santo. E questo amore non si compra nei negozi; non si compra qui a Roma, neppure. Questo amore viene da Cristo! E’ un regalo di Cristo! E se viene da Cristo parte da Cristo e noi dobbiamo ripartire da Cristo, da questo amore che lui ci dà. Che cosa significa questo ripartire da Cristo per un catechista, per voi, anche per me, perché anch’io sono catechista? Prima di tutto ripartire da Cristo significa avere familiarità con Lui. Gesù lo raccomanda con insistenza ai discepoli nell’Ultima Cena, quando si avvia a vivere il dono più alto di amore, il sacrificio della Croce. Gesù utilizza l’immagine della vite e dei tralci e dice: rimanete nel mio amore, rimanete attaccati a me, come il tralcio è attaccato alla vite. Se siamo uniti a Lui possiamo portare frutto, e questa è la familiarità con Cristo. Rimanere in Gesù! E’ un rimanere attaccato a Lui, dentro di Lui, con Lui, parlando con Lui: ma, rimanere in Gesù. Ripartire da Cristo significa imitarlo nell’uscire da sé e andare incontro all’altro. Più ti unisci a Gesù e Lui diventa il centro della tua vita, più Lui ti fa uscire da te stesso, ti decentra e ti apre agli altri. Questo è il vero dinamismo dell’amore, questo è il movimento di Dio stesso! Dio è il centro, ma è sempre dono di sé, relazione, vita che si comunica … E questo è il lavoro del catechista: uscire continuamente per amore da sé, per testimoniare Gesù e parlare di Gesù, predicare Gesù. Ma questo è importante perché lo fa il Signore: è proprio il Signore che ci spinge a uscire». (da  it.radiovaticana.va)

E allora ripartiamo da Cristo!